giovedì 15 novembre 2007

Cazziatone o feedback...?

ieri, dopo aver cazziato ben bene il mio capo (c'erano un paio di cosette che non mi andavano bene e gliel'ho fatto presente), ho deciso che la giornata era buona x cazziare qualcun altro... ebbene la scelta e' ricaduta sull'ufficio stage dell'universita' IULM, che secondo me e i colleghi del mio corso diciamo che "lavorano con standard diversi dai nostri" (risposta diplomatica, l'Ambasciata insegna).

In mattina avevo chiesto un contatto aziendale per un'agenzia di comunicazione a Londra, a cui volevo mandare il mio cv per sapere se assumevano (anche a progetto o a tempo determinato). In risposta mi e' stata inviata una mail con qualche proposta (tra l'altro orribile) per andare a fare ALTRI STAGE... bene, e' tanto tempo che meditavo di mandare loro un po' di feedback: ecco qua che cosa ho scritto.


Gentile ***,

ti ringrazio per le informazioni e i contatti generici che mi hai fornito. Purtroppo pero’ vedo che si tratta di opzioni che mi hai gia’ proposto in passato, e in generale riconducibili allo stesso filone.

Purtroppo in questi mesi mi sono reso conto di una cosa fondamentale: ho quasi 26 anni, una laurea specialistica (a cui sono arrivato dopo ben 5 anni di studio) e alle spalle ben 4 esperienze di stage, 2 svolte durante il mio percorso universitario e 2 (svolte all’estero) dopo il conseguimento della laurea.

E forse e’ venuto il momento di trarre un bilancio, e spiegarti qual e’ il punto di vista di chi sta dall’altra parte della barricata. Perche’ ben venga uno stage, ma che abbia le giuste caratteristiche e modalità.

A quanto ho appurato in modo diretto e indiretto, esistono due esperienze di stage completamente diverse. Una di queste e’ quella finalizzata appunto all’assunzione, e quindi lo stage puo’ essere considerato come un periodo di formazione e di prova. L’altra invece e’ quella finalizzata, appunto, al fare esperienza, e presuppone che ci sia la consapevolezza da parte di entrambi che tutto cio’ che viene in seguito sia un qualcosa di non dovuto, ma in piu’.

Se devo essere sincero, dopo aver svolto esperienze di stage del secondo tipo, ritengo che queste possano comunque essere molto utili, soprattutto da un punto di vista umano e relazionale. Oltre a permettere di fare appunto esperienza lavorativa e a conoscere le aziende e il loro business dall’interno, esse aiutano a conoscere meglio se stessi e il proprio modo di lavorare, aiutano a maturare e ad affrontare e comprendere problematiche, dinamiche e situazioni molto diverse. Le esperienze svolte all’estero, poi, hanno il grande vantaggio di permettere al tirocinante di calarsi in una cultura e in un territorio molto diversi, e quindi di ampliare il proprio bagaglio culturale e sociale, oltre a quello professionale.

Ma ci sono anche altri elementi, un po’ piu’ amari, da prendere in considerazione. Ti confesso che, quando si lavora non (o parzialmente) pagati e si fanno lavori o non strettamente connessi ai presunti obiettivi dello stage o che gli altri non vogliono fare (come nelle esperienze Ambasciata o Kuoni), gli stimoli non sono gli stessi e le soddisfazioni personali non possono essere molto grandi (soprattutto nel caso in cui queste attivita’ diventano primarie anziche’ complementari); anzi, c'e' il forte rischio di fare un passo indietro anziche' in avanti.

Durante uno stage puo’ capitare di dover effettuare mansioni non “previste”. Se non ci fosse la consapevolezza di questo, sarebbe meglio rinunciare a farlo. Allo stesso modo nessuno, durante un'esperienza di stage, aspira a svolgere mansioni direttive e strategiche, o a guadagnare migliaia di euro, anche perche' non sarebbe il giusto modo di affrontare la cosa.

Due pero’ dovrebbero essere le caratteristiche fondamentali in questo tipo di esperienze: l’umilta’ da parte del tirocinante, necessaria per imparare, e il rispetto da parte dell’azienda (e di un eventuale intermediario), fondamentale perche’ queste esperienze abbiano un senso.

Sinceramente penso che, nel caso di stage non finalizzati, le aziende dovrebbero quantomeno proporre ai tirocinanti un percorso di stage ben piu’ preciso e soprattutto programmato, in modo tale che il tirocinante sia in grado di valutare sia all’inizio sia con il passare delle settimane cosa sta facendo e imparando dove sta andando e perche’. E questa pianificazione dovrebbe andare di pari passo con un’effettiva realizzazione di tali propositi.

A questo aggiungerei che dovrebbero essere le aziende (e non solo le universita’ tramite borse di studio) a fornire un rimborso economico, quantomeno relativo alle spese di soggiorno. Sembra incredibile ma ancora oggi ci sono aziende (una tra tutte lo stato Italiano) che non forniscono alcun tipo di rimborso economico ai tirocinanti, i quali vengono letteralmente sfruttati (scusami la parola ma in questo caso ci sta proprio bene) per diversi mesi.

Oltre a questo aspetto, ne aggiungerei un altro. Spesso le aziende, per quanto riguarda le mansioni dei tirocinanti, vanno un po’, come diremmo noi, “a braccio”. Infatti si ha la sensazione che gli stage non siano uno strumento per far imparare ad un tirocinante, ma per riempire quei buchi lasciati da carenze e lacune organizzative personali. E questo, ti ripeto, porta a fare un passo indietro, non in avanti, per quanto riguarda la propria crescita professionale.

Penso anche che le universita’, nel caso in cui siano promotori di suddette esperienze, debbano stare molto attente ad alcuni aspetti assolutamente primari. Proporre esperienze di questo tipo ai propri studenti dovrebbe implicare un’automatica attenzione al:
- pretendere e vigilare affinche’ le aziende propongano fin dall’inizio un programma di attivita’ itinerante, con obiettivi precisi e modalita’ per raggiungerli;
- esigere per gli studenti un rimborso economico quantomeno parziale, soprattutto per far si’ che queste esperienze non siano alla portata solo di chi ha i mezzi per sostenersi da solo (e non, di contro, proporre alle aziende “che gli studenti non siano retribuiti x incentivarle ad accoglierli”, cito testuali parole).

Recentemente ho conosciuto ed ho avuto modo di interloquire con ragazzi che hanno effettuato stage formativi finalizzati all’assunzione. Sono esperienze molto piu’ ricche e soddisfacenti, ed hanno un riscontro importante per chi le propone, chi le effettua e chi fa da intermediario tra queste. Perche’ anche questi aspetti contribuiscono a generare la famosa reputazione delle aziende, delle universita’, dello stato etc.

Dopo aver provato e testato, ti posso assicurare che non e’ assolutamente cosi’ che dovrebbe funzionare il sistema stage. E allo stesso modo anche il sistema placement dovrebbe essere rivisto: io (come tanti altri) ho risposto diverse volte ad offerte di lavoro, ma nessuna azienda mi ha mai contattato.

Ti ringrazio molto per avermi fornito altri contatti per altre esperienze di stage, ma sinceramente credo sia venuto il momento di provare a cercare da solo un’azienda che voglia investire su di me, e non che sfrutti la mia necessita’ di fare esperienza. Forse sono un illuso, forse un sognatore, ma quello che mi rimane al momento e’ la delusione che l’universita’ in cui ho investito tempo e soldi non possa aiutarmi a farlo.

Cordialmente,

Giuliano Cini

3 commenti:

Anonimo ha detto...

FAGLI IL CULO GRANDE MULO!!

(capisci anche se non mi firmo?)




le risposte serie ti sono gia' arrivate via mail ;-)

Anonimo ha detto...

uahuahuahuahuahuahuahuahuahuah*

*hot shots 2

Anonimo ha detto...

neanche la mia tesi era così lunga ;)